| ERITREA 2005
Prologo
Sai dove mi piacerebbe andare? Dice Giovanna abbassando il libro che sta leggendo.
Qui, in Eritrea. E mi mostra alcune immagini mozzafiato di una strada costeggiata
da una ferrovia. L'abbiamo fatta noi italiani questa strada e questa ferrovia
- prosegue - devono esserci dei paesaggi incredibili, pensa, dai 2400 metri
di Asmara in meno di cento chilometri arriva al mare, al porto di Massawa. Potremmo
farci un pensiero
Poi arriva San Valentino e per fare l'originale le regalo una busta con dentro
un biglietto aereo e
16 aprile 2005 - sabato
Eccoci ancora una volta qui, io e lei, in aeroporto a Verona in attesa di imbarcarci,
con un po' più d'apprensione del solito poiché questo viaggio
si preannuncia più avventuroso. O forse le poche e frammentarie notizie
che arrivano dall'Eritrea e gli amici che ci preannunciano sventure, ce lo fa
immaginare tale.
Poco più di un'ora di volo e siamo a Fiumicino. Ritiriamo le valige,
cambiamo terminal, nuovo check in dove abbiamo il primo assaggio del paese africano:
persone che, consegnando enormi scatoloni sui quali campeggia la scritta "aiuti
umanitari" chiedono di poter "intestare" qualche chilo ai viaggiatori
con piccole valige, per non pagare sovrapprezzi.
Finalmente il 767-300 dell'Eritrean Airlines arriva da Francoforte, ci imbarca
e riparte. Puntualissimo, alle 23,30 (22,30 in Italia) atterra ad Asmara e parcheggia,
solitario, nel piazzale dell'aeroporto. Scendiamo e raggiungiamo, sotto un cielo
stellato, una luna a sorriso e una fresca aria di montagna, l'edificio principale
(e unico), dove in un attimo sbrighiamo le formalità per l'immigrazione.
Ritiriamo quindi i bagagli e al controllo doganale primo attimo di terrore.
Mi perquisiscono lo zainetto con la macchina fotografica, dal quale esce: una
macchina fotografica (ovviamente), obbiettivi supplementari, un palmare con
GPS, l'antenna magnetica per il gps da attaccare all'automobile, un telefono
GSM, un telefono satellitare, batterie supplementari per tutti gli strumenti
descritti, caricatori portatili per le batterie. L'attenzione del funzionario
viene attirata dal telefono satellitare (la cui importazione è vietata).
Spiego con un sorriso colpevole che il telefonino è quello di mia moglie,
piccolina e minuta mentre il satellitare (di dimensioni doppie rispetto al gsm)
è il mio. Li metto vicini, uno piccolo e l'altro grande, e indico la
mia corporatura e quella di mia moglie. Mi salvo! Il funzionario sorride come
per dire: lo so che mi stai prendendo in giro, ho capito che è un satellitare
e ci lascia andare.
Ultimo passaggio burocratico: sportello bancario, cambiamo un po' di euro e
finalmente liberi, usciamo dall'aeroporto.
Fuori del cancello, in fondo al vialetto un centinaio di persone in attesa dei
viaggiatori e parecchi taxisti. Con apprensione percorriamo quel breve tratto
preparandoci ad un assalto di venditori
come generalmente avviene in Africa.
Varchiamo il cancello ma
niente, non succede nulla. Anzi, cerchiamo noi
un taxista disposto a portarci in città.
Un quarto d'ora più tardi siamo al Lion Hotel.

Lion Hotel - Asmara
17 aprile - domenica
Alle sei in punto veniamo svegliati da una musica proveniente dal minareto.
Mezz'ora di tregua e alle 6,30 iniziano le preghiere del Muezzin. Colazione,
poi un taxi ci porta da "Leo car rental". Ritiriamo l'auto prenotata
(una Toyota Land Cruiser con doppio serbatoio e doppia ruota di scorta) e finalmente
partiamo!
Prima tappa: dopo aver percorso un paio di chilometri siamo in Harnet Avenue,
nel centro di Asmara.

Harnet Avenue
Qui parcheggiamo, ci riforniamo di bottiglie d'acqua, qualche scatoletta di
tonno e sardine, una papaia, alcune banane poi percorriamo a piedi una parte
di questa strada assaporando le prime, indelebili impressioni eritree: una Italia
dove il tempo si è fermato ad alcuni decenni fa. Architetture stile liberty,
insieme a palazzi dell'era fascista. Automobili Fiat (scuola guida con la 600,
e poi 127, 128, 125, 1100, multipla anni sessanta). Autocarri Tigrotto, Leoncino
fino agli Iveco Turbostar, ma anche carretti trainati da asini, autobus dell'Azienda
Tramviaria Milanese, lavanderia "La Moderna", cinema Impero, cinema
Dante e cinema Roma. Insegne bilingue: Italiano e Tigrino. E poi "Ferramenta",
"Caffè Rosina", "Bar d'Aosta" e la cattedrale dedicata
a Maria.
Entriamo: il luogo è stracolmo di eritrei e il parroco celebra la messa
domenicale in
italiano! Sta dicendo che nell'ultima domenica di quaresima
e con la Pasqua ormai alle porte
Sono allibito! Da noi la Pasqua c'è
stata tre settimane fa e qui si celebrerà la domenica successiva.
Usciamo convinti di essere finiti in una falla spazio-temporale!

La cattedrale
E' quasi mezzogiorno, raggiungiamo l'auto e partiamo in direzione nord per andare
a Keren, a circa 90 chilometri. Ho fretta di scendere di quota poiché
il mal di testa che mi perseguita si fa via via più consistente. In effetti
Asmara si trova a 2400 metri di altitudine e per chi è abituato alla
pianura padana, può provocare qualche disturbo.
La strada è lunga e tortuosa, ma asfaltata. Si snoda in un paesaggio
riarso dove non si capisce come quegli alberi possano sopravvivere. Tanti sassi,
tante capre, tanti asini.
Tante persone.
Villaggi fatti di capanne. Profonde gole a lato della strada, ma soprattutto
rocce frantumate e un sole cocente.
Carri armati, blindati e autocarri militari abbandonati ai bordi delle strade,
arrugginiti ma che ricordano in continuazione la guerra per l'indipendenza e
lo stato di "tregua armata" in cui versa questa nazione. A Keren non
c'è praticamente nulla da visitare. Allora perché andarci?
La meta del nostro viaggio è la Dancalia, la striscia di deserto che
si estende a sud di Massawa.
Il fatto è che le uniche strade percorribili senza permessi del ministero
del turismo sono l'Asmara - Keren, l'Asmara - Massawa e l'Asmara - Mendefera.
Peraltro queste sono le uniche strade asfaltate. Quindi è necessario
il permesso per la Dancalia. Purtroppo arrivando di sabato occorre attendere
il lunedì per andare al ministero, perdendo tutta la domenica nella capitale.
Generalmente nei nostri viaggi, la città ove ha sede l'aeroporto dal
quale ripartire, viene visitata l'ultimo giorno: per precauzione ci teniamo
sempre un giorno libero da poter usufruire se qualcosa lungo il viaggio dovesse
andare storto. Abbiamo quindi bisogno di una meta per "tirare" fino
a lunedì. Decidiamo per Keren, anche perché il lunedì mattina
ha sede il mercato settimanale, buona occasione per addentrarsi nella realtà
di questo paese.
La città è quasi deserta, facciamo un giro fino in centro, alla
rotonda intitolata a Gino Fiori, forse un personaggio famoso ma a noi sconosciuto.
In un angolo qualche dromedario e un po' di gente che, immaginiamo, si stia
preparando per il mercato del giorno seguente. E' ormai tardi e andiamo al Sarina
Hotel per la notte.
18 aprile - lunedì
Lasciamo l'hotel diretti in centro e al mercato. Le strade semideserte del giorno
prima hanno lasciato il posto ad un brulicare di gente che cammina e traffica
tra vecchie botteghe e banchi fatti di stoffe distese in terra. Se vende di
tutto: dai vestiti ai gioielli, dalla frutta agli utensili, dagli animali alle
stuoie. Scatto alcune foto, suscitando reazioni di accalorata protesta. Divento
perciò più discreto montando il teleobbiettivo col quale posso
mantenermi a distanza senza dare nell'occhio. O meglio, cercando di non dare
nell'occhio poiché in mezzo a migliaia di persone, siamo gli unici "bianchi"
e destiamo molta curiosità. Alcune ragazze ci seguono, rallentando il
passo al nostro rallentare, molto incuriosite dagli "stranieri" (e
molto attirate dai lunghi capelli di Giovanna). Poi ci superano e mentre si
allontanano si girano in continuazione per studiarci meglio.
E' il primo viaggio con la macchina fotografica digitale: una vera manna! Faccio
una fotografia ad una bambina, poi la chiamo e le mostro l'immagine nel display.
Dal quel momento diventa la nostra ombra. Si

tiene a distanza, ma ogni volta che scatto, corre da noi per vedere la foto.
Poi viene fermata da una donna adulta (forse un parente), le da' delle raccomandazioni
che dalla mimica potrebbero essere: non dare loro fastidio. Non certamente:
stai attenta a quei due. Perché subito dopo si congeda dalla bimba con
un bacio, e la piccola corre per vedere le ultime foto.
Proseguiamo ancora un po' su e giù per vicolini, rendendoci sempre più
conto di avere a che fare con una popolazione straordinaria. Non abituata al
turismo, non cerca minimamente di vendere qualcosa, di approfittare del "ricco
occidentale", o peggio di rubare. Anzi, dimostra un'onestà da cui
dovremmo trarre insegnamento. Quando ad esempio Giovanna trova una bancarella
di frutta e compra un'anguria, il commerciante le chiede venti nakfa (1 euro),
lei capisce e paga trenta. Il commerciante la rincorre dopo poco per restituirle
i dieci nakfa pagati in eccesso.

Mercato di Keren
Torniamo all'auto e, percorrendo la strada del giorno prima, risaliamo ad Asmara,
consegnamo i passaporti Mr.Dilorenzo, titolare di Leo Car Rental e andiamo in
centro a mangiare. Nel frattempo Mr.Dilorenzo si reca al Ministero del turismo
per il rilascio dei permessi di transito per la Dancalia. Dopo due ore i permessi
sono pronti. Ci vengono rabboccati i serbatoi e veniamo congedati con la consegna
di un numero di telefono
Già perché il gasolio come la benzina
sono razionati. Se avessimo bisogno di carburante a Massawa avremmo dovuto chiamare
quel numero e un referente del noleggiatore ci avrebbe portato le taniche occorrenti.
Ringraziamo il noleggiatore che si è incaricato, gratuitamente, delle
pratiche burocratiche e nell'attesa anche di un check up dell'auto e con i permessi,
i serbatoi pieni di gasolio, due pacchi di bottiglie d'acqua e un po' di viveri
finalmente imbocchiamo la strada che aveva spinto Giovanna fino qui: la discesa
che da Asmara raggiunge il mare, a Massawa.
Ed effettivamente il paesaggio è incredibile: i primi chilometri sono
molto ripidi, paragonabili ai nostri passi dolomitici. La strada corre parallela
alla ferrovia, a volte la interseca, a volte si distanzia per poi ricongiungersi
poco più a valle.

Ferrovia Asmara - Massawa
Sebbene le strade siano asfaltate e mantenute in ottime condizioni, la velocità
è bassissima poiché si incontra di tutto: asini che trainano carretti
e moderni fuoristrada. Molti autocarri stracarichi provenienti da Massawa in
panne e fermi in mezzo alla strada. E poi non ci sono guard rail o paracarri
nelle curve e nei tornanti! La prudenza è d'obbligo.
I chilometri scorrono e l'altitudine diminuisce: 2000, 1400, 800, 300. Poi il
cartello che indica "Wellcome to Massawa". Siamo al mare.
Il mar Rosso.

Strada Asmara - Massawa
19 aprile - martedì
E' piovuto tutta notte e anche ora la pioggia picchietta sui vetri. Un forte
vento increspa il mare all'orizzonte e scuote la palma davanti alla finestra.
Finalmente si schiarisce ed esce il sole.
Partiamo di buon ora lungo la costa sud, determinati ad arrivare a Gel Elo,
150 chilometri da Massawa, e da lì, domani saremmo andati a Tio, senpre
più a sud. Dopo un paio di chilometri lasciamo l'asfalto e iniziamo la
pista. Ancora pochi chilometri e carichiamo un autostoppista: un militare che,
a quanto abbiamo capito, andava in licenza al suo villaggio. Ad un bivio c'è
un cartello scritto in tigrino. L'italiano lui non lo conosce, l'inglese nemmeno.
Parla tigrino, ma noi no. Gli facciamo vedere la cartina ma i nostri caratteri
lui non li comprende. Peggio ancora le mappe russe caricate nel gps. Il cartello
siamo noi a non capire cosa indichi. Ci comprendiamo comunque leggendo i nomi
sulla mappa e indicandogli dove si trovano e confrontando con le parole dette
da lui, leggendo il cartello. Indica il suo villaggio, Wia. Ci salutiamo.

Proseguiamo ma la pioggia caduta la notte ha lasciato il segno. Gli avvallamenti
della pista si sono allagati. Facciamo alcuni guadi, ogni volta scendendo e
valutandone la profondità. Dopo un centinaio di chilometri troviamo un
allagamento molto più consistente degli altri. Proviamo ad aggirarlo
ma le pietre disseminate ovunque rendomo ancora più pericoloso il passaggio.
Ci fermiamo allora a decidere cosa fare. Rischiare di passare nell'acqua o tornare
indietro. Essendo soli e con un'unica auto la scelta è obbligata. Con
grande tristezza giriamo l'auto e mestamente torniamo

Percorso qualche chilometro e ci imbattiamo in un plotone di soldati che, alle
due di pomeriggio corre lungo la nostra pista. Per un po' stiamo loro dietro
con una certa apprensione, ma quando si accorgono della nostra presenza si spostano
per lasciarci passare. Noi ringraziamo con la mano e tutti, dico tutti con un
sorriso da un orecchio all'altro ci salutano agitando le braccia.
Poco oltre ci fermiamo per scattare alcune foto ma subito si materializzano
una decina di uomini che ci chiede un passaggio verso Massawa. L'apprensione
lascia il posto ad una forte preoccupazione. Con larghi sorrisi facciamo capire
che siamo disposti a caricare una sola persona. Subito all'unanimità
gli uomini spingono verso di noi l'unica donna del gruppo. Come a dire: se siete
disponibili solo per un posto, che sia lei. La donna è ancora più
terrorizzata di noi e non vuole salire. Gli uomini ci fanno capire di caricare
anche il più anziano di loro, probabilmente il marito. Con i due passeggeri
riprendiamo quindi la pista fino al villaggio prima della città, dove
vivono. Grandi sorrisi, foto di rito, ringraziamenti e saluti.



Siamo esterefatti dalla gentilezza di questo popolo.
Visitiamo l'isola di Massawa, porto che ha visto antichi splendori ma oggi è
decadente e sconsolatamente immobile. Alcune facciate di edifici portano inconfondibili
i segni delle mitragliate, tetti semidistrutti da cannonate. Ormeggiate o semiaffondate
alcune navi.
Una veloce puntata sulle spiaggie a nord della città a caccia di conchiglie
conclude la giornata.

Tutto bene, mamma!
Rientriamo quindi per la seconda notte al Red Sea Hotel e passiamo la sera
a vedere attraverso la CNN l'elezione del nuovo Papa: Benedetto sedicesimo.
20 aprile - mercoledì
Dopo aver cambiato una ruota a causa di una foratura, ripartiamo per Asmara.
Fermata d'obbligo dopo pochi chilometri a Dogali per l'omaggio ai soldati italiani
caduti in battaglia. Poi la nostra personale guerra contro gli articolati che
percorrono la stessa strada ma in direzione opposta. Vecchi veicoli fatiscenti,
spesso senza freni, a volte stracarichi.

Tornante
senza freni
Verso mezzogiorno arriviamo incolumi nella capitale, con due giorni a disposizione
senza alcun programma, visto l'abbandono della Dancalia.
Torniamo al Lion Hotel e, constatato che c'è posto, prenotiamo la stanza.
Poi passiamo il pomeriggio in centro e pranzo alla "Pasticceria Moderna".
E' bellissimo andare in questi bar, sempre strapieni di giovani che ridono,
scherzano e -nonostante ci troviamo nella capitale- ti guardano di sfuggita
ma con molto interesse. Ampia la scelta di paste, brioches e pizze. Una visita
quindi alla libreria Awget, in fondo ad Harnet Avenue. Proseguiamo per tutto
il pomeriggio a girovagare fotografando vestigie coloniali italiane.

Autotrasportatore di Asmara
21 aprile - giovedì
Non era in programma ma decidiamo di percorrere un'altra strada verso sud e
raggiungere Mendefera. Il problema è quello di trovare la direzione giusta.
In tutto lo stato ci saranno dieci cartelli segnaletici, di cui cinque scritti
in tigrino
Già in periferia di Asmara ci imbattiamo in un bivio privo di segnaletica.
L'unico metodo è quello di abbassare il finestrino e pronunciare il nome
del luogo ove si vuole andare. La gente è gentilissima e si fa in quattro
per aiutarti, sempre con ampi sorrisi.

Lungo la strada per Mendefera
Appena fuori Asmara la terra diventa rossa. E' ancora disseminata di sassi ma
sembra fertile. Compaiono i primi campi coltivati, piccoli e molto irregolari.
Alcuni contadini arano: due buoi tirano un aratro di legno, vomere di metallo
e il contadino dietro ad incitare gli animali.

Lavoro nei campi - Mendefera
La strada all'inizio diritta si fa piena di curve mentre scende d'altitudine.
Numerosi eroici, giovani ciclisti ci incrociano lungo il viaggio (per loro in
salita). Esportammo noi italiani anche la passione per la bicicletta?
Passati alcuni villaggi e posti di blocco dei militari, arriviamo a Mendefera.
Cittadina ove probabilmente siamo stati gli unici turisti dell'anno. Due grandi
chiese si fronteggiano, quasi in competizione: quella cattolica con collegio
annesso e quella copta. Vorremmo visitare la prima, ma è chiusa. Chiediamo
informazioni ad un ragazzo del collegio. Questo si trasforma nella nostra guida
e ci conduce attraverso i chioshi fino alla chiesa.
Ci dirigiamo quindi verso quella copta, ove si entra senza scarpe.Sedie lungo
le pareti e al centro le immagini dei santi. Fuori incontriamo dei bambini che
accettano volentieri i nostri palloncini e
caramelle in cambio di alcune foto.

Nel pomeriggio ripercorriamo la strada fatta e torniamo ad Asmara, città
nella quale ormai ci orientiamo perfettamente.

Una volta caserma del fascio,
Oggi Ministero del turismo
22 aprile - venerdì
Ci svegliamo. Il solito tè e lasciamo il Lion Hotel. Raggiungiamo il
mercato che ogni mattina si svolge ad Asmara: variopinte montagne di frutta
e verdura, sacchi di spezie e semi, vecchi vestiti, mobili vagamente arabi mischiati
ad apparecchiature elettriche, un intero quartiere di artigianato con fribra
vegetale tessuta (borse e stuoie splendide) o vasellame di terracotta.

Mercato di Asmara
Fino a metà pomeriggio gironzoliamo per la città. Qui, come ovunque
moltissimi mutilati dalle mine, reduci di guerra, donne con bambini, anziani.
Gli uomini per lo più sono stati aruolati e spediti a difendere i confini
con l'Etiopia.
Distribuiamo quasi tutti i vestiti che abbiamo nelle borse, le bottiglie d'acqua
e le scatolette non utilizzate, le ultime caramelle e un po' di Nakfa.
Un'ultimo salto in cattedrale. Anche questa volta, come all'inizio del viaggio,
è in corso una messa in italiano, con alcune ragazze che cantano gli
stessi canti che si sentono in Italia ma accompagnate e ritmate da tamburi e
bonghi.
Esco e, seduto sulla scalinata, inizio a giocare con due bambine dall'aspetto
poverissimo. Ognuna con una scatola da scarpe con dentro un paio di pacchetti
di cewingum e un paio di pacchetti di fazzolettini di carta. Vendono non il
pacchetto ma il singolo fazzoletto o il singolo cewingum. Baratto due palloncini
per una cicca.
Per loro è una festa, finchè incuriosite, si siedono vicino a
Giovanna che nel frattempo mi ha raggiunto. Giovanna distribuisce una caramella
a testa, compreso il sottoscritto ovviamente. Le bambine corrono via contente,
ma poco dopo tornano, battono una mano sulla spalla di Giovanna per attirare
la sua attenzione e le regalano una cicca.
Non ci sono parole per commentare tutto questo!

La fermata del bus
Nel tardo pomeriggio riconsegnamo l'auto e Mr. Dilorenzo ci affida ad un suo
collaboratore il quale ci accompagna in aeroporto. Ma l'aeroporto è chiuso.
Un militare di guardia ci invita ad aspettare l'orario di apertura presso il
bar-ristorante di fronte: un tendone con tavolini.
Dopo un'ora il militare ci viene a chiamare per avvertirci che l'aeroporto è
aperto.
Qui inizia un ridicolo rimbalzare tra i vari sportellini della microscopica
hall: controllo passaporti, controllo dichiarazione esportazione valuta (semplice
somma algebrica tra la valuta dichiarata in ingresso, la valuta cambiata e la
valuta dichiarata in uscita), pagamento della tassa di uscita (venti euro oppure,
a scelta, venti dollari: vietato pagare in Nakfa), check in con il gentilissimo
funzionario che ci fa sciegliere i posti preferiti mettendo una croce su una
fotocopia della planimetria dell'aereo, tentativo all'ufficio cambi di convertire
i Nakfa in Euro (con amara sorpresa che questa conversione è possibile
solo nelle banche in centro ad Asmara), secondo controllo dei passaporti per
essere finalmente ammessi all'imbarco.
Alle 23,30 l'aereo decolla.
23 aprile - sabato
Ormai siamo al termine. Alle 4,15 l'aereo atterra a Fiumicino. Alle 9 siamo
all'imbarco per il volo diretto a Verona.
Informazioni varie
Qualche link:
http://www.viaggiaresicuri.mae.aci.it/aciWeb/it/africa/eritrea/sicurezza.scheda
Sicurezza, informazioni generali, recapiti
http://uk.multimap.com/index/ER1.htm
Mappe
http://www.asmera.nl/asmara.htm
Un po' di tutto su Asmara
http://home.planet.nl/~hans.mebrat/eritrea-massawa.htm
Un po' di tutto su Massawa
Lion Hotel - Asmara
Si trova in Bakla Street non lontano dall'aeroporto
Telefono 002911159572
Email: zemenawi@tse.com.er
Sito: http://www.asmera.nl/lion/index.html
Sarina Hotel - Keren
E' la prima costruzione di Keren, esattamente sulla strada arrivando da Asmara,
sulla destra. Di recente costruzione.
Telefono 002911402301
Red Sea Hotel - Massawa
Nell'isola di Taulud. Tutte le camere offrono la vista sul mare. Non c'è
acqua calda. Del resto come in nessun hotel di Massawa.
Telefono 002911552839
Leo Car Rental. A quanto ci risulta è l'unico in tutta l'Eritrea che
noleggia fuoristrada senza autista. Michael E.Dilorenzo si è rivelato
estremamente professionale e gentilissimo. Si è occupato personalmente
dei permessi di transito presso il Ministero del turismo, e quando venerdì
pomeriggio ci siamo presentati per riconsegnare l'auto, una volta pagato ci
ha lasciato l'auto ancora per tutto il pomeriggio, senza volere nulla. Abbiamo
bucato e nelle buche della Dancalia gli abbiamo fracassato i supporti di un
fanale. Anche in queste occasioni non ha voluto essere risarcito.
Infine ci ha accompagnato, gratuitamente, all'aeroporto.
Lo potete trovare nei pressi della Fiat Tagliero.
Telefono 0029112589
Email dilorenzo@cts.com.er

Michael Dilorenzo (a destra)
La ferrovia. Costruita dagli italiani, è stata negli ultimi anni quasi
interamente restaurata. Ma non funziona poiché mancano i fondi per il
restauro dei treni. Alla "Casa degli Italiani" abbiamo però
trovato un avviso in bacheca secondo il quale ogni domenica mattina dalla stazione
parte per un giro turistico una littorina che percorre solo un tratto della
ferrovia Asmara - Massawa, per fare ritorno verso mezzogiorno ad Asmara.
I posti di blocco. All'ingresso e in uscita dei paesi e delle città
c'è sempre un posto di blocco. Ai due lati della strada stanno alcuni
militari con una corda che attraversa la strada. Quando l'abbassano si può
passare. Occorre fermarsi ma immediatamente abbassano la corda e ricambiano
volentieri i nostri saluti di ringraziamento. Sarà che abbiamo scritto
"Turisti" in fronte, sarà perché le Toyota Land Cruiser
bianche sono in dotazione all'ONU, alla FAO, all'UNICEF e a quasi tutte le organizzazioni
militari e umanitarie, sarà per la gentilezza che sembra scritta nel
DNA di questo popolo.
Telefoni
Copertura gsm assolutamente inesistente (aprile 2005)
Al di fuori di Asmara e Keren, i collegamenti anche interni si effettuano tramite
operatore.
Popolazione
Sebbene poverissima, la popolazione ha una fierezza e una dignità mai
visti altrove. La condivisione di quel poco che ha è regola di vita.
La tolleranza e forse la gioia di aver conquistato l'indipendenza fanno sì
che possano convivere pacificamente varie religioni e varie tradizioni. Non
esistono pericoli, almeno apparentemente. Certo non si deve andare nelle zone
di confine...
In città la microcriminalità è inesistente.
Manca tutto. Nell'ospedale di Asmara, a quanto ci hanno riferito non esiste
un gruppo elettrogeno, per cui spesso i pazienti muoiono sotto i ferri in caso
di black out. Fuori dalla capitale sono pochissimi gli ambulatori, i medici
e i farmaci. Le persone soffrono la fame e la sete: ci è capitato di
vedere persone abbeverarsi alle pozzanghere!
Vaccinazioni
Asmara non è zona malarica ma appena si scende di altitudine la profilassi
è necessaria. Per la prima volta abbiamo sperimentato il Malarone, un
nuovo farmaco alternativo al Lariam. A differenza del Lariam, il Malarone deve
essere assunto il primo giorno di esposizione a rischio e quotidianamente fino
a sette giorni successivi al termine di esposizione.
Non sono obbligatorie vaccinazioni sebbene sia consigliabile la normale copertura
e precauzioni da adottare per un viaggio in Africa: antitifica, antitetanica,
epatite A.
E' consigliabile utilizzare sempre acqua in bottiglia per lavarsi i denti.
I protagonisti del viaggio
Giovanna Zanimacchia: scrittrice e illustratrice di libri per bambini.
Gherardo Poli: svolge la professione di Consulente del Lavoro in provincia di
Cremona.
Insieme da una vita, appena possiamo prendiamo un aereo e partiamo. Siamo stati
in Nuova Zelanda, in Alaska, in Sud Africa, e poi in Namibia, Canada, un po'
ovunque negli Stati Uniti e in Europa. Da un anno abbiamo una Land Rover Defender
con la quale siamo stati in Corsica e in Tunisia.
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